Cine Club in Francia

Cinéma du Panthéon à Paris

Il mio articolo “I francesi non vanno abbastanza al cinematografo” ha procurato una quantità di posta alla Federazione francese dei cineclub. Si vuole fondare e moltiplicare dappertutto i club, di cui non è inutile ricordare la storia e la funzione.

Dopo il 1920, dietro l’impulso di amici del cinematografo quali Delluc, Moussinac, Canudo, una nuova generazione di spettatori capì che il cinema era un’arte in senso diverso di quello che avevano creduto la Comédie-Française e Henri Lavedan. Un pubblico fanatico corse ai cinema periferici in cerca di lavori dimenticati di Griffith, Chaplin, Ince e Stroheim, mentre i films svedesi facevano riempire certe piccole sale specializzate dei boulevards.

I primi cineclub nacquero allora. Vi si davano, oltre i classici già noti, i saggi di un’avanguardia per cui non esistevano ancora gli “studios” delle Ursulines o del Vieux-Colombier.

L’attrattiva principale di questi cineclub era la discussione. Gli autori o i critici vi andavano per difendere un lavoro. Il Club du Faubourg, allora famoso, aveva dato il gusto delle controversie interminabili.

Le autorità riconobbero che vi si potevano dare per le proiezioni le pellicole censurate, e il privilegio ottenne la sua ricompensa quando apparvero in Francia, dopo il 1926, i primi grandi film sovietici, a cui fu rifiutato qualsiasi visione. Comparvero allora dei cineclub di nuovo genere, i quali non erano più frequentati da centinaia ma da migliaia di spettatori. Il numero degli aderenti agli Amis de Spartacus preoccupò e il club fu disciolto. Cosa che non impedì né a Potemkine, né a Madre, di proseguire una carriera che avevano già iniziata nella grande sala del Casino di Grenelle. Questi capolavori sarebbero rimasti sconosciuti senza i cineclubs. Da allora il loro privilegio fu non è più contestato. Li si considerò una specie di correttivo agli errori della censura.

Verso il 1935, il Club Français du Cinéma, fu creato da Henri Langlois. Quello che lì importava era il programma e non la discussione. Le sue riunioni, in cui era vietato qualsiasi commento, avevano lo scopo di stabilire un bilancio di quarant’anni di cinematografo, ricercando e mostrando i film classici. Henri Langlois intraprese dunque, senza appoggio, la costituzione di una cineteca francese. Le prime bobine, strappate ai rigattieri, furono depositate in una bagnarola diventata leggendaria. La cineteca contiene, adesso, più di mille films.

Il Cercle Français du Cinéma, che ha ripreso la sua attività dopo l’occupazione, mostra delle opere rare, delle copie uniche (che dovrebbero essere curate come i quadri del Louvre) e dei film presi in prestito da cineteche straniere. Una breve presentazione, nessun dibattito. La formula è adesso adottata quasi dappertutto. Il Ciné-Club de Paris è l’ultimo locale della capitale dove ancora si discute secondo la moda di un tempo, e che forse dovrebbe essere modificata.

Due cineclub si sono specializzati in spettacoli per l’infanzia, Speriamo che siano il preannuncio di alcune sale dedicate ai bambini, sale che ci meravigliamo non esistano già in un paese che tuttavia ha mostrato la strada al teatro Robert-Houdin. Questi club sono il Ciné-Club de l’enfance di Mme. Lahy-Hollebecque e il Club Cendrillon.

I club per la gioventù sono numerosi e si moltiplicano. Il C.I.C. raggruppa a Parigi un pubblico importante come quello del cineclub universitario, che riunisce ogni settimana nella Maison de la Chimie, molti studenti del Quartiere latino. E per la nuova stagione si può prevedere un magnifico successo a tutti i Cineclub della Jeunesse di Francia, che prendono il posto del Service Ciné-Jeunesse della F.U.J.P.

Il Ciné-Liberté, ch’era stato chiuso durante la occupazione si sta riorganizzando, il Cercle technique, riservato ai membri della corporazione, ha conosciuto dei bellissimi successi e il Club Français, in piena efficienza, riunisce in diverse città parecchie migliaia di spettatori.

I cineclub di provincia, quasi inesistenti prima del 1939, prendono e vanno prendendo uno sviluppo considerevole. Hanno, a seconda delle città, aspetti vari. La maggior parte preferiscono ai dibattiti corte conferenze che sottolineano la importanza del film presentato, danno dei dettagli sui realizzatori e gli interpreti, piazzano l’opera nell’epoca in cui fu girata.

« Chi è la Garbo? » mi domandò l’anno scorso un giovane avvocato. La domanda mi sorprese. Ma il mio interlocutore non contava più di vent’anni, e aveva cominciato a frequentare il cinematografo quando la produzione americana era prescritta dagli schermi francesi.  Ovunque, un pubblico giovane vuole conoscere i classici del cinema, sapere chi sono Griffith, Stroheim e Eisenstein. Questo pubblico è l’animatore naturale di questi cineclub. Non mi stancherò mai di ripetere che sono i cineclub i più validi aiuti per la distribuzione e la diffusione delle pellicole; moltiplicano il numero degli spettatori, e insegnano ad amare e a difendere il cinematografo di qualità.

Georges Sadoul
Paris, febbraio 1946

Annunci