Dietro la facciata 1940

Dietro la facciata 1940

L‘azione del film inizia senza preamboli, né antefatti. Sin dalle prime scene s’inciampa in un cadavere, il classico cadavere di tutti i romanzi, drammi e film polizieschi, intorno al quale gira l’interrogativo: chi ha ucciso? Ma il delitto è qui solamente in funzione di pretesto di cui si vale l’autore — Yves Mirande — per introdursi in tutti gli appartamenti dello stabile, dove è stato commesso l’omicidio, e scrutare la vita intima.

Dal dramma poliziesco iniziale il film si trasforma in un quadro palpitante di vita man mano che l’inchiesta giudiziaria ci rivela l’umanità bizzarra e irrequieta che la fantasia di Yves Mirande ha riunito fra le pareti dello stabile incriminato. Ricorrendo ad una tecnica, già precedentemente da lui sperimentata con successo, Mirande si serve abilmente della figura del commissario, davanti al quale si spalancano tutte le porte, per collegare con un filo conduttore una serie di episodi.

Di appartamento in appartamento, dai più poveri che confinano con il cortile, ai più ricchi che occupano il piano nobile, è tutto un campionario di tipi dalla moralità elastica e dall’attività più svariata, che ci vengono presentati in una cornice di eccezionale verismo.

Quindici nomi fra i più noti del cinema europeo figurano nella lista degli interpreti e ciascuno di essi scolpisce con tratti incisivi una caratterizzazione profondamente studiata, colta in un momento emozionante della sua vita.

Il complesso artistico d’eccezione, il congegno e il dialogo intelligenti e la varietà degli interni in cui si svolge l’azione conferiscono a Dietro la facciata attrattive spettacolari non comuni.

Fra gli interpreti si notano in primo piano: Elvira Popesco, signora elegante dai facili costumi; Jules Berry un Don Giovanni equivoco; Michel Simon, un giocoliere del varietà; Gaby Morlay — nelle vesti di una compiacente mondana; Gabrielle Dorziat e Aimé Clariond — protagonisti di un dramma coniugale; André Lefaur, un cleptomane; Betty Stockfeld e Eric von Stroheim — una coppia di imbroglioni internazionali; Simone Berriau, una canzonettista seducente e infine Lucien Baroux, commissario e Jacques Baumer, ispettore, due magnifici tipi di poliziotti filosofeggianti.

Echi di stampa (VI Mostra di Venezia):

Corriere della Sera – Milano. Stasera il pubblico si è molto divertito alla proiezione del film di Mirande e Lacombe Dietro la facciata. Dietro la facciata che cosa c’è? Ci sono le case, le cure, i dolori, gli amori degli uomini. Chi potesse per un momento rimuovere il paravento della facciata vedrebbe tutto l’abitarsi e il formicolare della vita. Il tema è vecchio, perché risale almeno al Diavolo Zoppo di Lesage, ma è di quelli sempre fertili, e gli autori del film hanno saputo un’altra volta farlo fruttare con spigliata fantasia e consumato mestiere. La recitazione, sostenuta dal dialogo tempista e spiritoso di Yves Mirande, è infatti uno dei pregi maggiori del film. Risate, applausi ripetuti e vivissimi.

La Sera – Milano. Il film è divertente. Bisogna vedere con che leggerezza di mano hanno manipolato questi vecchi arnesi del mestiere, già sfruttati dai vari Dekobra… Gran merito spetta agli interpreti che, da Gaby Morlay e Elvira Popesco, da Lucien Baroux a Jules Berry, sono, pur nella tradizione teatrale, campioni ambattibili di film del genere.

(tratto da Anna Magnani e il suo tempo, a cura di M. T. Antolin)

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