Tito Schipa

Tito Schipa in Rigoletto

Quando il giovanissimo tenore di cui fregiamo la nostra copertina si presentò l’anno scorso al San Carlo di Napoli, egli appariva quasi nuovo a quel grande pubblico, desideroso di decretargli un vero giocondo battesimo di arte.

Ed egli vinse, vinse a un tratto col fascino che deriva dalla gran voce, colla suadente soavità dell’arte sua, con quella viva genialità onde interpreta i lavori e gli spartiti più difficili, sicuro del fatto suo, sicuro soprattutto della sua gioventù capace di sfidare ogni cimento, di sorridere come per una sfida ad ogni difficoltà.

E dopo la stagione di San Carlo, che lo aveva lanciato nella grande arte, egli salpò per la grande America, il paese dove la fama si rinsalda, dove ogni artista che sa può far valere le proprie forze e i propri meriti, dove ad un primo battesimo si aggiunge una vera consacrazione.

Basterà, parlando di Tito Schipa, accennare che egli era scritturato per la stagione del Colon e fu poi riconfermato al Coliseo per dimostrare quale alta messe di applausi egli abbia saputo ottenere la giù e come in poco tempo egli abbia saputo pervenire alla celebrità che è di pochissimi artisti e di quelli che già da molto tempo calcano le scene.

E Tito Schipa è tornato tra noi pieno di allori, in tutta la potenza della sua gioventù, forte delle sue grandi speranze che indubbiamente alimenteranno la sua vita di artista, la sua esistenza di cantante, la sua bella fede nel canto italiano.

Tito Schipa da Bari dove il pubblico si entusiasmava ogni sera con la Traviata, dove le ovazioni si succedevano alle ovazioni è passato al San Carlo di Napoli dove ha debuttato con un successo più che clamoroso con la Manon di Massenet, di cui egli sa fare un vero ricamo come per tutte le opere del suo repertorio tra le quali non possiamo dimenticare Traviata e Rigoletto, di cui fa due capolavori e ai quali deve anche una gran parte della sua fama.

Fama ben meritata, principio meraviglioso di una carriera piena di luce e di bellezza, aperta verso le più alte cime della gloria, avviamento ad una fama veramente impressionante, data appunto la giovinezza dell’artista e la sua brevissima carriera. Egli ha già disputata ai grandi la palma della vittoria e l’ha afferrata con polso fermo, nessuno potrà contestargliela, perché glie l’ha profferta maternamente ed entusiasticamente la natura stessa.

Ed egli, che è artista nell’anima, sa valersi di tutte le sue doti per accrescere ogni giorno la sua salda fama e la bella reputazione di cantante.

(Rivista dei Teatri, Milano, 20 gennaio 1915)

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