Società Anonima Ambrosio Torino

Società Anonima Ambrosio Torino 1913

La Cinematografia intesa quale riproduzione fotografica di avvenimenti drammatici e comici à ricevuto, come tutte le forme d’arte dopo il primo e incerto periodo di elaborazione, un indirizzo vigoroso entrando nella vita e prendendo risolutamente il suo posto.

Contro di essa, come sempre avviene, si è scatenata una aspra guerra non del tutto onesta, perché si è voluto vedere in essa piuttosto un pericolo di concorrenza al teatro e al libro, che non un mezzo popolare di propaganda intellettuale; mentre la Cinematografia non contrasta a quelle due maggiori e più nobili forme della letteratura narrativa, ma ne è invece l’introduzione e la preparazione migliore per la folla.

Con questo esatto senso dell’officio civile della Cinematografia la Casa Ambrosio nacque, si affermò e prosperò degnamente; e fu quella l’età d’oro dell’arte nostra. Quando, in seguito, la speculazione e un malnato gusto d’effettacci plateali, e un lubrico e scaltrito istinto di pervertimenti minacciarono di traviare l’arte nostra, noi reagimmo onestamente e dignitosamente contro i mestatori, perseverando nell’opera nostra d’educazione e di istruzione; disprezzando il facile effetto e il facile guadagno. Solamente sotto l’imminente minaccia di allienarci (purtroppo è così) la simpatia di gran parte del pubblico illuso e ingannato, alle prime, da falsi miraggi di fantasia, o guastato da perversi brividi di commozione fittizia fatta d’atrocità e di lascivia, solamente allora noi dovemmo a malincuore, non diciamo seguire l’andazzo, ma scostarci lievemente dalla nostra regola e lo facemmo in minimo modo, tanto per dimostrare come noi pure eravamo capaci di suscitare sensazioni invece di sentimenti. Così facendo continuammo però a pubblicare accanto alle cinematografie di modo, lavori d’effetto e di pensiero degnissimi come il Satana ed altri, lanciandoli come protesta in nome dell’arte e del buon gusto.

L’attesa non fu vana.

Contro il vero pericolo cinematografico costituito non più dalla Cinematografia in sé stessa, perché come tale, cioè come forma d’arte nuova, essa ha il diritto di vivere e vivrà, ma bensì contro il fenomeno epidemico di corruzione, è insorta, a tempo, la censura governativa, manifestazione officiale della riprovazione pubblica.

Ecco perché noi, senza atteggiarci a martiri, salutiamo con gioia i provvedimenti che essa prenderà e la invochiamo giustamente severa, come la nostra migliore alleata e collaboratrice, lietissimi di poter col suo aiuto e sotto la sua protezione, ritornare con rinnovata fedeltà ai nostri intendimenti, al nostro programma, senza la preoccupazione di concorrenze perniciose per il pubblico e per noi stessi.

Come testimonianza dei nostri propositi, per documentare l’ingresso della Cinematografia, in un nuovo e sano periodo di attività geniale, siamo venuti nella decisione di pubblicare in catalogo le nostre novità per l’anno 1913: commentando con brevi note illustrative il programma imminente allo scopo di dimostrare che, sia nei lavori prodotti dalla nostra fantasia, sia in quelli derivati dalle opere di autori insigni, noi abbiamo  sempre presente la legge morale dell’educatore, cioè il senso del Bene.

Vengano ai nostri spettacoli senza più timore fanciulli e giovanette e quelli impareranno ad amare la Patria nei suoi eroi e nelle sue battaglie; queste trepideranno di gentile pietà per delicate e oneste figure di donna ispirate dalla santità dell’Amore e della Famiglia.

Con serena coscienza noi, presentando al pubblico questo catalogo, possiamo far nostro il motto della Cavalleria: « Senza macchia e senza paura! »

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