31 dicembre 1955

Cesare Zavattini

Fra poco è mezzanotte, auguri a tutti; lungo la via Vasi si odono i primi botti e alla televisione canta Nilla Pizzi, bella voce bella donna ma non si muove, allora meglio la Ranieri, col suo morso. Auguri a tutti. Oggi ho visto la partita Fiorentina-Napoli sul teleschermo, invidiato Carosio che con le parole tallona i fatti, è l’ombra stessa dei fatti mentre più andiamo avanti più avviene il contrario, non ce la facciamo a tener loro dietro, siamo ancora troppo carichi di virgole, eccetera: viene voglia di rompere con un martello tutte le parole a metà o anche in tre parti. Veloce come la lingua del serpente che si ramifica nell’aria simile a un lampo, la parola dovrebbe combaciare subito con l’avvenimento in modo che non resti fuori il pizzo di un avverbio o quando hai già consumato emozione e pensiero non debba dire ancora una sillaba. I fatti si devono purtroppo fermare per aspettare le parole che ansimano. Mi piacerebbe distendermi lungo gli avvenimenti con la snellezza folgorante dell’anguilla nell’acqua fresca e limpida. Certo che oggi mi sono divertito, avevamo sul tavolo la sveglia della cucina per controllare i tempi. Un momento, ci siamo, interrompo, è mezzanotte, corro di là a festeggiare. Fatto; riprendo a scrivere, abbiamo mangiato panettone e polvere da sparo, la camera essendo piena di fumo per un fuoco artificiale che correva tra le gambe delle donne come un topo scintillante.

(…)

Siamo nel 1956. Avremo un buon 1956 perché ormai le idee sono chiare — parlo del nostro cinema — e quindi la lotta sarà chiara. Il cinema italiano rispecchia la vita, le passioni, gli interessi collettivi, espliciti impliciti, della nazione, le grandi ansie e speranze del mondo, i problemi quotidiani della famiglia, del lavoro, i complessi profondi palpiti dell’animo moderno con i suoi infiniti interrogativi, i suoi meravigliosi progetti, le sue impressionanti contraddizioni ma non un bisogno che monta di attuare subito “tutto il bene possibile”? Possiamo rispondere un no tondo. No. Sappiamo anche il perché, perché senza libertà nell’attuale organizzazione sociale si possono scrivere poesie ma non fare dei film: o un film con un carattere creativo, costruttivo, realistico. Ma avremo un buon 1956, in quanto queste constatazioni sono patrimonio oramai di molta gente.

Cesare Zavattini
(Diario, Cinema Nuovo, 10 gennaio 1956)

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