La macchina ammazzacattivi di Roberto Rossellini

La macchina ammazzacattivi di Roberto Rossellini

Roma, dicembre 1951. Basterà dire che il canovaccio del film è di Edoardo De Filippo per immaginare a quante comiche situazioni, a quale groviglio di pasticci esso dia spunto: ed anche quante schiette risate esso provochi.

Proprio per questo forse Roberto Rossellini ha tenuto lungamente in quarantena il film, la cui ripresa era stata cominciata da due anni. Indubbiamente la crisi sentimentale, il romanzo d’amore con la Bergman ha influito sulla messa in mora di La macchina ammazzacattivi. Ma più ancora deve avervi concorso il nuovo orientamento preso dall’arte del regista, gli obiettivi ad ampio respiro che egli veniva a proporsi, le nuove mete che nel frattempo si era posto dinanzi. Al Rossellini della Terra di Dio, il film vivacemente discusso tra elogi e anatemi della critica e del pubblico sembrò troppo povera cosa la vicenda  di La macchina ammazzacattivi, una fatica che umiliava la fama raggiunta e avviliva un nome ormai assurto nell’olimpo della regia.

Ingrid Bergman, con il suo sicuro intuito cinematografico fu di parere contrario. Vide nel comico la gustosa satira, il fondo morale, il “castigat ridendo mores”. E dietro le sue insistenze la lavorazione del film venne ripresa con serie difficoltà, perché nel frattempo vari dei primari e comprimari raffigurati nelle inquadrature già girate erano divenuti irreperibili e si trattava pertanto di sostituirli abilmente.

Ma la volontà di Rossellini, che diventa puntigliosa quando stimolata dai pettegolezzi e dalle critiche, ha superato tutti gli scogli e La macchina ammazzacattivi ha potuto così raggiungere il porto.

Il fotografo amministratore di giustizia, l’intramontabile Miss America irraggiante un irresistibile fascino femminile, la guardia municipale rievocante le pose boriose dei gerarchetti, il sindaco e i suoi azzeccagarbugli organizzatori di spassosi pasticci, attendono che la divertita attenzione e le allegre risate degli spettatori sentenzino sul film, ormai d’imminente programmazione.

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