Natale in casa Cupiello

Natale in casa Cupiello

La sera del 21 dicembre del 1936, al Mercante di Napoli, Eduardo De Filippo volle spiegare egli stesso al suo pubblico le ragioni che lo avevano spinto a concludere in un clima di tragico umorismo la storia dei Cupiello.

Luca Cupiello, questo vecchio fanciullo che circola nel tramestio, nelle sciagure, nei casi buffi e pietosi della sua casa senza accorgersi di nulla, tutto perso dietro i pastori, la cartapesta e la colla del suo presepe, l’avevamo lasciato qualche anno prima, alla fine del secondo atto, ridicolmente camuffato da Re Baldassarre, in osannante gesto di offerta alla moglie Concetta, mentre nella strada il genero Nicolino e l’amante di Ninuccia, la figlia scervellata, s’azzuffavano selvaggiamente. Cosa sa, il candido, il ciondolante, il disutile Cupiello di drammi e di sciagure? Eppure il dolore batte alla sua porta. L’olivastro e testardo e famelico e dispettoso figlio Nennillo, in quella tiepida atmosfera natalizia, finirà forse, pensandoci meglio, col riconoscere che il presepe è bello, che “gli piace”. In cucina, in una tersa e assolata cucina napoletana, le pentole sbuffano odorose. E in quello che il nostro caro e grande Ugo Ricci definiva “il soave sgomento di Natale”, il presepe è lì, tutto lucente e pulito, con i suoi santi di terracotta, le sue stelle di stagnola, le sue montagne di cartone, i suoi laghetti di vetro. Potrebbe esse la felicità. Invece è il disastro.

Perché, nel terzo atto, avvertito dalla moglie mezza morta di spavento, Luca Cupiello, “Lucariello”, s’è precipitato nel vicolo, verso quei due. A vederli così, impegnati in una lotta muta, terribile, s’è come destato da un lunghissimo sonno. A sessant’anni, quella specie di immenso, dolce presepe vivente che gli era sempre apparsa la vita, gli si rivela in tutta la sua brutale realtà. Il colpo è troppo forte. Il vecchio cuore buono e bambino gli scatta in gola. “Lucariello” rovina a terra, fulminato dalla paralisi. Ed eccolo inebetito, con un braccio agghiacciato nella sincope e la lingua che gli si incaglia fra i denti ad ogni parola, nel suo letto, circondato dai famigliari sgomenti. “Nennillo” e “zì Pascalino” litigherano, ora, a bassa voce, schizzando odio dagli occhi, ma trepidi a ogni suo gesto, per non turbare i suoi sonni. Ninuccia, pentita, affranta, non si staccherà dal suo capezzale. Manca Nicolino, il genero. Perché non è con gli altri, vicino a “Lucariello”? Perché è scappato via, dopo la scenataccia, ed ha abbandonato per sempre la bella infedele. Ma “Lucariello” lo invoca, chiede farfugliando di vederlo, subito, vuole che egli perdoni la moglie, perdoni a lui, perdoni a Concetta. Gli si telegrafa. Ma intanto, sospinto dal rimorso, ricompare Vittorio, l’amante. Il moribondo vede in lui il caro, l’invocato Nicolino. E pone nella mano di Vittorio la mano di Ninuccia, le stringe disperatamente nelle sue, biascica con il poco di fiato che gli resta che così, così dovranno vivere sempre, quei figliuoli: uniti. È la morte. Ma prima gli dica quella canaglia di Nennillo se davvero il presepe “non gli piace”.

(…)

Non so se questa bella e amara e beffarda e crudelissima commedia passerà nella storia del teatro napoletano: ma che sia viva, pulsante, tutta desolata e gioconda come l’anima della pia gente, complicata e sincera, appassionata e mordace, aguzza e solare, malinconica e irridente, rassegnata e spavalda come gli abitatori dei vicoli e dei chiassuoli di Montecalvario e di Vicaria, mi par certo. E state attenti a Eduardo De Filippo interprete. Nel candore attonito, nella olimpica giocondità, nella formidabile sagomatura grottesca del personaggio, nella sua finale caduta, in ogni suo sbiancar d’occhi e atteggiarsi e ripiegare e balzar vivo al centro della commedia, e modellarne gli aspetti amari e ridicoli, e sfumarne i contorni, gli spigoli aguzzi, le trascinanti evoluzioni, le “battute” schioccanti, le durissime realtà, v’è il segno di un’arte grande, di un’arte dominante e bellissima: di quell’arte che era già una certezza nel tempo lontano delle speranze.

Achille Vesce
(da Dramma, marzo 1943, e dal programma dello spettacolo al Teatro Eliseo, stagione 1975-1976)

Nell’immagine in alto, da sinistra a destra: Pietro Carloni (Vittorio Elia), Titina De Filippo (Ninuccia), Peppino De Filippo (Nennillo), Eduardo De Filippo (Luca Cupiello), Gennaro Pisano (Pasquale), Tina Picca (Concetta), Luigi De Martino (Nicolino), interpreti di “Natale in casa Cupiello”, Compagnia del Teatro Umoristico “I De Filippo”, Teatro Mercadante di Napoli 1936.

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