Il paese del sole e delle belle donne

Sophia Loren

Roma, novembre 1951. « A.A.Acquistiamo soggetti idee pretesti proposte spunti accenni allusioni titoli anche vaghi et usati per film con donne ragazze adolescenti possibilmente discinte et equivoche qualunque professione vasto assortimento. Presentarsi subito produttori italiani accordo immediato pagamento in cambiali ».

Questo per informarvi che: il settanta per cento dei nostri produttori si trova attualmente intento alla caccia spasmodica di idee per film che gli permettano di mostrare al pubblico in una storia qualsivoglia, sei o sette attrici le quali a turno o in massa si denudino più volte in parecchie inquadrature, mandando in estasi gli spettatori. Secondo codesti produttori, il pubblico d’oggi vuol vedere sullo schermo belle donne. La parola d’ordine degli esercenti e dei produttori è dunque: Sesso. Sceneggiatori vecchi e nuovi vengono convocati e invitati perentoriamente ad inserire nei copioni collegi femminili, piscine, palestre, spiagge, tabarin, palcoscenici, spogliatoi, bagni turchi e soprattutto camere da letto. Nei film che di sexy non hanno nulla costoro si sforzano di infilare ad ogni costo lo sterno di Franca Marzi o la tibia di Anna Arnova.

Accusati, i produttori si difendono: « Il nostro non è forse il paese del sole e delle belle donne? Diamo dunque agli spettatori italiani meno miserie, meno panorami, meno ambienti e più Silvana Pampanini, Eleonora Rossi, Gina Lollobrigida e Nyta Dover ». Sarebbe, pertanto, veramente difficile poter stabilire quale attrice nostrana nella stagione in corso non sia apparsa sullo schermo in vestaglia, in costume da bagno o in sottoveste. Esistono casi come quello di Eleonora Rossi-Drago traviata dal cinema con il film Persiane chiuse, Verginità o Sensualità, il quale ultimo però, si preannuncia come un film con ambizioni artistiche.

E, quando, sfortunatamente, i produttori non riescono ad accaparrarsi soggetti a sfondo corale come Le ragazze di Piazza di Spagna (sartine) oppure come Verginità (le miss), come Roma ore 11 (le dattilografe  di via Savoia), per non citare il classico Riso amaro (le mondine) o Vita da cani (le ballerine), si accontentano di titoli oppure di film con donne vestite, magari in divisa. Ma sempre donne sono, e molte.

Feroce è stata a questo proposito la lotta che ha condotto una neo-società per strappare ad un’altra, più nota e più anziana, il titolo (ed il film) Le adultere. Alla fine la seconda ha ceduto ma Nicola Manzari ha prontamente scovato il titolo Le clandestine. Frattanto Guido Brignone, Liana Ferri, Bruno Corra e Carlo Musso stanno stendendo un soggetto dal titolo provvisorio Donne coraggiose, che illustrerà l’attività del corpo femminile di Polizia triestino. Giuseppe Mangione annuncia di aver terminato la sceneggiatura di Donne proibite; Ugo Pirro e Franco Solinas specialisti del sexy sfornano soggetti e titoli: Squadra buon costume; Sesso; Donne perdute. Il regista Cottafavi annuncia l’imminente realizzazione di 5 di quelle ovvero la seconda puntata di Persiane chiuse. Gigetto Giacosi invece ha proposto un suo soggetto di palpitante attualità intitolato Figli di N. N., centrato sull’egoismo dei genitori dei figli illegittimi e la cui morale sarebbe: date un cognome a chi non l’ha. D’imminente programmazione sono i film Bellezze a Capri e Le derelitte, mentre da pochi giorni Leonide Moguy ha terminato le riprese di Cento piccole madri, e Luigi Comencini si appresta a dare il primo colpo di manovella de La tratta delle bianche. L’attrice veterana o principiante che è in grado di poter mostrare con profitto le sue gambe si faccia avanti, con un po’ di coraggio. Non ha mostrato forse le gambe Maria Grazia Francia, affermatasi come “temperamento drammatico” (Auguri e figli maschi)? Non si è forse specializzata in seminudi Delia Scala? Non si scopre forse sempre più generosamente Gina Lollobrigida (Amor non ho… però, però)? La minorenne ed ingenua Anna Maria Ferrero non recita quasi sempre in sottoveste, bianca e nera, ne Le due verità?

Augusto Borselli
(Bis)