Una storia del cinema ancora da scrivere

Cinématographe Lumière

I fotogrammi di vecchi film ci possono servire ad abbozzare una storia che è ancora da scrivere.

Il cinema raramente è arte, ma come struttura industriale e commerciale, provoca per il solo fatto della sua grande diffusione, conseguenze che hanno una portata e un valore sociale immensi. Quanti fatti umani si nascondono, se vogliamo dir così, dietro la macchina da presa? Certo è difficile classificarli, ma sono infiniti, perché non riguardano soltanto i veri protagonisti del cinema (gli attori, i tecnici, gli industriali, fino alle comparse), ma una miriade di personaggi sconosciuti, che non si sono mai rivelati se non a se stesi, nei loro desideri inconfessati, che per il cinema hanno cambiato la loro esistenza, magari sacrificandola, e quindi offrendo la loro stessa vita al cinema.

Quanti giovani aspiranti giungono a realizzare il loro sogno, a raggiungere la mèta tanto agognata, e quanti, al contrario, non vi arrivano? E perché non fare il bilancio, finalmente, delle responsabilità che incombono su tutti coloro che hanno interesse a mantenere il livello del cinema sul piano del divertimento fine a se stesso, dell’evasione quotidiana e dell’addormentare delle coscienze?

E il punto di vista è questo. Considerato che il cammino della storia del cinema si è mosso su dei binari generalmente molto lontani dal realismo, e soltanto a tratti, nei suoi periodi di maggior fulgore, il cinema si è tenuto fedele ad un’indagine realistica (che non significa soltanto, è quasi ovvio sottolinearlo, adesione o rispondenza soltanto formale), varrà la pena, con le stesse immagini tratte dai film, fare un primo approssimativo bilancio di questo cammino, e seguire, passo a passo, la curva di avvicinamento o di allontanamento al realismo, e cioè ai veri problemi della vita, che andava consumandosi mentre quei fotogrammi del film venivano girati.