Andreina di Sardou al Cinematografo

Francesca Bertini in Andreina 1917

Fra i lavori di Victorien Sardou che con reale efficacia possano venir sceneggiati in Cinematografo, Andreina è, senza alcun dubbio, tra i meno indicati. La trama, piuttosto esile e lieve, non ha altro valore se non quello di reggersi sopra un fine dissidio psicologico, ove la parola è di necessità elemento essenziale.

L’unica cosa che in certo qual modo può ricondurre l’azione alla sua interezza drammatica è una interpretazione fine ed acuta, in cui palesare tutte le linee e tutte le sfumature onde la commedia di Sardou è sapientemente soffusa.

E in ciò Andreina ha avuto un’interprete pari al suo compito.

Tutte le più riposte e le più squisite bellezze della commedia acquistano, nell’interpretazione di Francesca Bertini, un fascino nuovo, colorando, ampliando, illuminando la scena.

E questo riesce tanto più notevole quando si pensi che Andreina, per le ragioni suesposte, è fra le meno adattabili al teatro dell’Ombra, e abbisogna perciò d’un interpretazione quanto mai altra finissima, dovendo essa colmare non solo i vuoti che la deficienza verbale apporta alla riduzione su lo schermo, ma bensì aggiungere alla linea drammatica  quelle misteriose armonie che concorrono ad approfondire e a variare la ritmica uniformità della musica muta.

In Andreina, Francesca Bertini domina e trionfa dando al gioiello scenico del Sardou una tinta sinceramente e teneramente umana, che ha potuto compensare delle inevitabili lacune la ricostruzione cinematografica.

Le è ottimo compagno il De Antoni, che incarna a dovere il personaggio di Stefano; ottimo pure il De Riso (Baldassarre), inarrivabile come sempre nella sua maschera comica; lodevoli il Bianchi nella parte esotica di Cracovero e il Pieri in quello di capo della polizia; una simpatica Baronessa Tecla è Olga Benetti; simpatiche pure Gina Montes (la ballerina Stella) e la Guillaume.

La Spezia, Aprile del 1917