Palato del cinema

Dino Risi

L‘esercizio della critica cinematografica non si fa senza rischio. Le caramelle di menta hanno un forte sapore. Guai a mangiare molte caramelle di menta: ci capiterà di non sentir più la menta, di aver perso il “palato”. I film hanno un loro gusto, che ben conoscono i frequentatori assidui del cinematografo. Il rischio che dicevo è, appunto, la perdita del gusto, di questo “palato del cinema”. Il fenomeno è frequente, e allarmante. Lo conoscono i frequentatori professionisti del cinema, cioè i critici cinematografici. Ognuno di questi individui possiede un proprio apparecchio rivelatore, al quale s’affida con un abbandono pieno di pericoli. Capita che l’apparecchio si metta in “panne”, che il meccanismo s’arresti. Il critico è solo, come un cieco che abbia perduto il bastone, o peggio, il cane guida. Che fare? Il film corre, carico di immagini che forse, si dice il critico angosciato, sono buone. Ma che cosa è successo? Come mai questa perdita di controllo? È successo che il critico, invece di ricevere il film, l’ha aggredito. Ha nuotato contro corrente, invece di lasciarsi portare. Ha perso la semplicità di giudizio. Ha agito, appunto, criticamente. I migliori critici sono gli spettatori-riceventi, dotati di uno straordinario potere di impressione, come la pellicola vergine. Conosco un critico che va al cinema accompagnato da uno di questi ricevitori, e annota le impressioni del ricevitore sensibilizzato. Ma perdere il controllo del film è il minore dei mali. Più grave è coartare il giudizio, cioè trovare valore dove non c’è. L’apparecchio d’allarme è qui assai più sensibile, e assomiglia a quello che posseggono gli innamorati. Quando il film raggiunge una certa “soglia” di intensità emotiva, suona l’allarme. Come nelle sedute spiritiche vi sono presenze che disturbano l medium, così qui la suoneria ammutolisce, se lo spettatore fa resistenza. Il rimedio? Semplicemente guardare il film (la parole è grossa) con fede. Fa parte, anche questa “fede”, del palato del cinema. Che non tutti posseggono.

Dino Risi