Critica cinematografica

La critica cinematografica

Due sono, grosso modo, le principali varietà di critici cinematografici.

La prima è quella di coloro che, ottenuto un posto in un giornale e non avendo nessuna specifica attitudine vengono nominati d’autorità critici di cinema, in quanto la rubrica cinematografica è un po’ la cenerentola tra le altre sorelle. Di cinema essi non sanno nulla o, per lo meno, nulla di più di un qualunque spettatore domenicale. Ma non ci vuole molto a formulare un giudizio sulla base generica del mi piace o non mi piace, a raccontare la insulsa trama di un ancora più insulso film, e chiudere il “pezzo” con un “regia sbagliata, accordata la recitazione” (!), oppure con frasi sibilline che vorrebbero parere ammantate d’un tecnicismo da iniziati: « buona la resa otticofonica delle inquadrature », « le sequenze sono bene impressionate » e così via.
Questa categoria conta poco ai fini del nostro discorso, e non solo a questi.
L’altra, fortunatamente non meno numerosa, è quella di coloro che si intendono veramente di cinema, ne conoscono i mezzi espressivi e hanno studiato le opere da cui il film ripete la sua dignità d’arte. Sono, insomma, gli unici autorizzati a parlare di cinema con cognizione di causa. Ma è caratteristico l’errore in cui essi incorrono molto spesso: quello di giudicare sul piano estetico opere al disotto di qualunque considerazione critica: una merce confezionata con l’unico scopo di piacere al maggior numero possibile di clienti e di rendere al produttore la maggior quantità possibile di denaro.
Non potrebbero far nulla di meglio? Questa è la domanda che si pone spontanea. Senza dubbio, sì. Bisognerebbe ricordare che il fenomeno cinema rappresenta un interesse che va oltre il fatto particolare dell’essere o non essere, caso per caso il film un’opera d’arte: e cioè un interesse sociale, morale politico. Bisognerebbe dedicare una maggiore attenzione alle infatuazioni collettive per certi generi di pellicole o per certi attori o per certe maniere e forme di vita che dallo schermo si propongono al pubblico. Bisognerebbe studiare l’influenza del cinema sulla folla, la forza di penetrazione dei suoi contenuti, il segno vivo che certi film lasciano nell’animo del pubblico, osservare le correnti di idee che essi incanalano in certi paesi, la trasformazione che operano nei caratteri e nelle abitudini. Ecco il vero compito del critico cinematografico.
E se si considera che un film non è tanto l’espressione di opinioni individuali, quanto l’espressione di opinioni morali o politiche di un sistema, di una classe, di un popolo, si vedrà subito come un film che sembra sciocco e privo di qualsiasi interesse artistico, si carichi di significati caratteristici di una mentalità, di un gusto collettivo, di una civiltà insomma. Si tratti di un film creato da un produttore in modo da corrispondere ad esigenze popolari o che nasca sotto l’influenza di una richiesta politica come mezzo di propaganda o di educazione, compito del critico sarà quello di analizzare questo contenuto e di giudicarlo per quello che è, buono o cattivo.

(Altri tempi…?)