Tornare all’antico: Cabiria nel 1921

Gabriele D'Annunzio Cabiria Itala Film 1914

Roma, 30 marzo 1921. Ho riveduta l’immortale pellicola sullo schermo del Modernissimo di Roma, in cui da sei giorni si pigia una folla attenta e assorta in un’ammirazione che ha del religioso.
Sette anni fa, sul Piccolo di Napoli, parlando di questa pellicola, dissi che con essa l’industria italiana avrebbe valicato le Alpi e gli Oceani; e così fu, difatti. Ma non dissi, e non potevo prevederlo, che dopo questo film, che nessuno è riuscito ancora a superare, avremmo avuta l’abilità di perdere tutti i mercati del mondo.

Rivedendo in Cabiria il magnifico gioco delle panoramiche e dei carrelli, la sapiente e umana sceneggiatura, la fotografia in molti punti resa stereoscopica dal movimento panoramico, l’elegante gioco scenico, la meravigliosa e non ancora superata messa in scena, mi sono chiesto: Ma che cosa vanno arzigogolando tutti i miei amici nemici e così così, da Stame a Coscia, da Bianchi a Fiori, da Zanotta a Pittaluga, da Ambrosio a Carlucci, da Righelli a Guglielmo Zorzi, da Barattolo a Lombardo: che cosa vanno cantando questi amici nemici e così così, sulla tecnica nuova, sul progresso che dovremmo fare e non facciamo, sulla marcia nostra inferiorità, sulla insanabile nostra capacità di uguagliare — non superare! — gli americani? Che cosa mi vanno dicendo tutti questi nobili amici nemici e così così?
Mi basterebbe solamente che tornassimo all’antico, basterebbe solamente togliere a quell’antico un po’ di cartapesta soverchia o dipingerla meglio e con più cura, per superare, non uguagliare, di dieci miliardi di chilometri tutti quanti!

La tecnica di Cabiria non è superata: la verità è che nessuno è più buono — o crede d’esser buono — a farla. Questo è. Tutto il progresso sta in una fotografia un po’ più luminosa: e contro questo progresso sta l’assoluta deficienza dei soggetti, di direttori capaci e di attori all’altezza del loro compito.

Pure, benché fra Cabiria e il disastro presente siano scorsi quei quattro secoli di storia che si chiamano Guerra Europea, c’è da notare che tutti gli artefici di Cabiria sono vivi. D’Annunzio, Pastrone, l’Itala Film, Sciamengo, Chomón, Italia Almirante Manzini, Umberto Mozzato, Maciste, Vitale de Stefano, Lydia Quaranta, sono vivi vegeti e robusti. Esistono ancora le Alpi, il deserto, il mare, il cielo: tutto quello con cui fu fatta Cabiria. Perché non se ne fa un’altra? Qual’è la ragione che lo impedisce? Gli uomini d’allora ci sono anche oggi, e i mezzi d’allora sono enormemente più forti oggi, che abbiamo (non dico questo per fare una freddura) anche la Banca Italiana di Sconto. Perché non si fa?