Stromboli, terra di Dio

Ingrid Bergman, Stromboli, terra di Dio

Marzo 1951. Fatto su misura per un’attrice (Ingrid Bergman) e per sottostare ad evidenti compromessi (che hanno fruttato al film il Premio Roma), segna, come più volte si è detto, e dopo L’amore, una nuova e grave involuzione di Rossellini. Il tema di partenza e le non irrilevanti ambizioni non si risolvono in sede psicologica, sociologica e artistica. Karin vuole rappresentare una certa umanità dolorante, vittima della guerra: un mondo senza fede, ateo, che va alla ricerca non del bene ma del benessere materiale. A questo mondo ateo, si contrappone, nel film, quello ‘credente’ di Stromboli. Ma ‘credente’ in un modo tutto particolare. Antonio, il marito di Karin, va a messa, vuole le immagini sacre sul canterano, ma è vittima di un complesso d’inferiorità tale che giunge — nell’esasperazione del complesso stesso — a picchiare la moglie e a chiuderla in casa; anche le donne dell’isola sono legate ad un muffo beghinismo e ad una incivile concezione di vita. Rimane il prete, il quale dice a Karin, e non soltanto a Karin, di avere fede e speranza, ma nel significato racchiuso in quelle che Il Mondo definisce “nuove direttive per le borgate”, e cioè nelle seguenti parole: « Non preoccupatevi eccessivamente per quello che mangerete o di che vi vestirete. Cercate prima di tutto il regno di Dio e la sua giustizia, e tutto il resto vi sarà dato in soprappiù »¹. Il conflitto tra due siffatti mondi si risolve, se risolvere si può dire, in un miracolo cattolicamente inteso, e infatti è da un miracolo di tale natura che alla fine, e improvvisamente, la terra vulcanica dell’isola si rivela a Karin di una grande bellezza (« Che mistero! Come è bello! »): un miracolo ossequiente alle parole iniziali trascritte da Isaia: « Mi han trovato quelli che non mi cercavano, mi son presentato a coloro che non chiedevano di me ». Comunque Rossellini non riesce a suggerire la trasformazione spirituale di Karin, strettamente legata a tanti fattori nel film del tutto ignorati: come quello di una possibile connivenza concreta e veramente attuale della stessa Karin, ormai toccata dalla Grazia, con le altre donne dell’isola, bisognose di una vera civiltà. « Loro — dice Karin alla fine — non sanno quel che fanno ». Ma perché, e per quali ragioni, il film non spiega, e non può spiegare per la sua stessa impostazione.
1. Il Mondo, Roma, 3 marzo 1951.

(dalla stampa dell’epoca, riduzione per il web @inpenombramagazine)