Un libro, un film: Spartacus

Kirk Douglas Io sono Spartaco!

Hollywood 1960. Il cinema americano punta sui giovani anche per i colossi: dirigendo Spartacus si affaccia alla ribalta del film storico Stanley Kubrick, il regista che aveva acquistato una certa notorietà dirigendo Il bacio dell’assassino, Rapina a mano armata, Orizzonti di gloria.

È la prima volta che Kubrick  si cimenta con il “genere De Mille”; è stato un litigio tra Kirk Douglas, attore e produttore, e Anthony Mann, precedente regista, a fornirgli questa occasione. A quanto pare avere a che fare con Kirk Douglas nella duplice veste di produttore e attore vuol dire anche sopportare la sua ingerenza nella regia. Secondo la stampa di Hollywood, è questa la ragione della lite con Mann e le conseguenti “dimissioni” del regista, che sono costate a Douglas la bellezza di 45 milioni di lire, l’intera somma pattuita per la regia dell’intero film.

Kubrick, a sua volta, ha dovuto farsi sostituire (o come dice qualcuno è stato sostituito) nella regia di I due volti della vendetta, un film prodotto e interpretato da Marlon Brando. La scelta del giovane regista ha fatto nascere una serie di interrogativi: Kubrick intende portare le sue “idee nuove” nel film storico? O si è decisamente orientato verso il genere commerciale? O, ancora, l’aver accettato l’offerta di Douglas è stato un ripiego causato dai dissensi con Brando?

Spartacus si presenta con tutte le caratteristiche del “colosso”: costa più di 6 miliardi di lire (si tratta del più grosso impegno finanziario dopo Ben-Hur) ed è interpretato da Kirk Douglas, Laurence Olivier, Jean Simmons, Charles Laughton, Tony Curtis, Peter Ustinov e molti altri nomi di primo piano.

Il film, tratto dall’omonimo romanzo di Howard Fast, narra la storia della rivolta degli schiavi capeggiati da Spartaco contro la Repubblica romana, ed è stato girato quasi interamente in America, nel deserto di San Simeone e a Città del Messico. È stato il film più sfortunato dell’anno: appena risolta la lite tra Douglas e Mann ne è scoppiata un’altra, tra Kubrick e la prima attrice, la tedesca Sabine Bethmann, al punto che il produttore ha dovuto sostituirla con l’inglese Jean Simmons, che si è ammalata. Un indispensabile intervento chirurgico ha provocato la sospensione della lavorazione. Gli incidenti non sono finiti qui: prima Tony Curtis si è fratturato una caviglia, poi Douglas ha litigato con Olivier, infine Curtis, non appena guarito, per una questione di lavoro, ha avuto un vivace scambio di idee con il produttore-attore Douglas. Alla frase di Curtis « maledetto cosacco, taccagno e presuntuoso » (Douglas è d’origine russa), Douglas ha risposto con « tzigano da strapazzo » (Curtis è d’origine ungherese). Fortunatamente questa volta il film non è stato sospeso.

Nonostante tutto Spartacus è giunto alla fine, e tutti (nessuno escluso) si dichiarano entusiasti del lavoro compiuto. Più di tutti Kirk Douglas che da anni sognava di realizzare un colosso in veste di produttore.

(dalla stampa dell’epoca, riduzione per il web @inpenombramagazine)

Nel volume Io sono Spartaco! Come girammo un film e cancellammo la lista nera, prefazione di George Clooney (Il Saggiatore 2013), Kirk Douglas ripercorre le scelte audaci che portarono alla cancellazione definitiva della lista nera, riscrivendo con lucidità e ironia una pagina dolente della storia americana. Da leggere.