Il Kines non è più

kines

Marzo 1932. Il Kines non è più. Il suo direttore, fondatore, animatore, pars magna — Guglielmo Giannini — dalla sera alla mattina ha spolverato le sue valigie chiuse in solaio, le ha rimpinzate di biancheria fine — certamente non acquistata col margine che gli dava il suo giornale — ed ha preso il primo rapido alla volta di Parigi. « Parigi — dirà qualcuno con un leggero risolino sardonico — città del sogno, città babelica creata appunto per dimenticare il terribile di questa nostra esistenza… ».

« Parigi città del lavoro! » per Giannini, per lo meno. Infatti il già direttore di Kines, oggi è  all’estero per lavorare. Competentissimo riduttore di films stranieri — amareggiato dalla guerra, che più o meno generosamente gli è stata scatenata contro col solo intento di stroncarlo, ha chiuso i battenti del suo giornale per ridarsi incondizionatamente alla riduzione di films, oggi invero molto giù artisticamente.

Oggi la riduzione dei films importati in Italia è cosa — il 99 per cento delle volte — che ci fa sanguinare il cuore di pietà, che ci inonda di ira, che ci rende furibondi. I dirigenti delle Case straniere, pur di rispondere alle assillanti richieste degli impresari e gestori di locali cinematografici, fanno scendere d’oltralpe o invano d’oltreoceano cosucce arrabattate, impastate senza criteri artistici, affastellate alla meno peggio, orride nella riduzione — affidata il più delle volte ad improvvisati riduttori o a figli di papà che si trovano in cinematografia imposti da influenze possenti e nascoste nell’ombra —, pessime nella impostazione psicologica.

Giannini giornalista ci ha visti dissidenti, coraggiosi in una posizione di contrasto. Giannini riduttore di films, invece, ci trova a suo fianco. Abbiamo fermamente radicata in noi la convinzione che egli oggi è il solo riduttore apprezzabile artisticamente, che egli è il solo, o quasi, che possa usare le forbici senza timore di sciupare un film. Giannini sapeva che il suo posto di battaglia nelle file della decima musa era il posto di « riduttore ». Ha avuto il buon senso di comprendere finalmente ch’egli è più utile come riduttore — oggi per lo meno — che come direttore d’un giornale tecnico, sia pure all’avanguardia, sia pure magnificamente compilato. Ed ha preso il treno alla volta di Parigi. Lo accompagnino i nostri voti di successo e la nostra affettuosità di quasi avversari un giorno, ma di amici e sostenitori incondizionati oggi.

(dalla stampa dell’epoca, riduzione per il web @inpenombramagazine)